Il concerto in occasione della festa di Santa Apollonia patrona di Cantù (si festeggia il 9 di febbraio)
è divenuto un appuntamento tradizionale a partire dal 1988.
In tale occasione il Corpo Musicale "La Cattolica" offre al pubblico canturino una serata di buona musica, legata ogni volta ad un tema
o ad un filo conduttore diverso, nell'intento di divertire e divertirsi. Le edizioni del concerto sono state
documentate a partire dal 1993. Anche nelle edizioni precedenti era presente una connotazione impegnata sul filone musicale bandistico,
a testimonianza del carattere innovativo che caratterizza lo spirito del gruppo.
Una delle prime composizioni eseguite degna di essere menzionata, fu quella del maestro Virginio Bianchi.
Si trattava di una composizione per narratore ed orchestra di fiati, dal titolo "Il ritorno di Ulisse in patria".
All'epoca era sicuramente una novità, sia per l'originalità della struttura, che per la durata (circa trenta minuti).
Nell'anno in cui ricorreva il suo ottantesimo anno di fondazione, il Corpo Musicale presentò un programma che rivisitava
il percorso musicale intrapreso. Furono eseguiti brani di trascrizione, come la pantomima "Il Cid" di Sacchini
(nella trascrizione del maestro Vessella), dei brani originali per banda, come le "Suites" di Gustav Holst, in Mi bemolle e in Fa
maggiore, e un brano un po' avveniristico come "Fanfare for the common man" di Aaron Copland. Quest'ultimo, nell'adattamento del maestro
Mario Gerosa, fu eseguito con erogazione in teatro di "fumi di ghiaccio", luci al mercurio e psichedeliche,
un contorno coreografico a sottolineare il carattere futuristico dei nuovi orizzonti della banda.
Intensi sono gli accenti della lirica, intensa è la preghiera che si fa canto e che proprio sulla scena di un'opera ritrova le energie e la tensione emotiva di cui secoli di tradizione religiosa l'hanno resa depositaria. Fedele compagna dell'uomo, presenza che ne scandisce la vita ed i suoi eventi significativi, espressione della sua vita interiore e delle speranze che ne scaturiscono, conforto delle anime afflitte, consolazione alle miserie dell'esistenza, la preghiera raccoglie e rende esplicito il nostro desiderio di assoluto, il nostro rapporto con Dio. Se da una parte viene da pensare che i tempi di secolarizzazione come quelli che stiamo vivendo abbiano in qualche modo ridimensionato il radicamento e la dimensione per così dire "sociale" della preghiera, tuttavia essa difficilmente potrà uscire di scena dalla nostra vita, almeno finché vi sarà nell'uomo sete di assoluto. La traccia profonda che la preghiera ha impresso nell'animo umano è visibile e percettibile nel teatro, che proprio nella rappresentazione delle commedie e tragedie umane trova la sua principale ragion d'essere. E tra tutti i generi teatrali, sicuramente il melodramma è stato quello che meglio ha saputo rappresentare gli atteggiamenti, le parole, le emozioni e i pensieri dell'umanità che prega. Melodramma che era nato come spettacolo di carattere profano, ma che ben presto con l'irrompere sulla scena di personaggi ed episodi biblici, ha saputo creare lo spazio per ospitare ed esaltare tematiche ed istanze di natura religiosa. Le figure del profeta d'Israele, del santo eremita, del soldato che va a combattere per la fede, dell'eroe che prega, divengono così elementi costitutivi del dramma, così come l'eterna lotta del bene contro il male, che il mito di Faust testimonia ed esalta. Interi testi liturgici e devozionali (Ave Maria, Regina Coeli, Te Deum, ...) vengono assunti e reinterpretati ora per mezzo del canto solistico, ora delle imponenti masse corali che l'Opera è in grado di mettere in scena, con grande forza drammatica, con grande teatralità.
Esplorare dunque la profondità del rapporto tra la lirica e la preghiera rappresenta un impegno affascinante, l'In-canto di una tradizione da riscoprire e ravvivare, quella tradizione che, nel centenario del Corpo Musicale, fa pensare alle innumerevoli occasioni di partecipazione della Banda ai servizi liturgici, alle processioni, a riti e forme di devozione popolare, alle celebrazioni solenni. Tradizione ed impegno che hanno saputo nel tempo rinnovarsi, aprendo il repertorio della Cattolica a nuove esperienze musicali al fianco di formazioni corali e di voci solistiche. Il concerto per il centenario prevede infatti, oltre all'esecuzione di musiche originali per banda, la partecipazione della Corale di S.Teodoro di Cantù e si avvale della collaborazione con l'Associazione Opera Giovane e di alcuni cantanti lirici.
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Nell'affascinante mondo della creatività musicale, la cosiddetta "ispirazione" ha da sempre rivestito, nell'immaginario collettivo degli appassionati, un ruolo decisivo e fondamentale; concetto oscuro e difficile da spiegare, ma sempre vitale e convincente nel rendere ragione della bellezza e della riuscita di un'opera musicale, secondo alcuni essa nasconderebbe qualcosa di magico, quasi fatato, che metterebbe il compositore in grado di coltivare una particolare idea musicale, di farsi venire in testa un motivo interessante, di spingere la propria fantasia fino ad esplorare territori sonori nuovi ed originali, per farne ritorno con gli ingredienti giusti per un nuovo brano di musica. Eppure... eppure tutto questo probabilmente rappresenta solo un mito, una bella leggenda che come un velo discreto copre le vicende che fanno capo al lavoro del musicista; lavoro fatto certamente di momenti esaltanti, ma anche di aspetti decisamente quotidiani e, per così dire, prosaici. In realtà moltissime opere musicali non sono nate in seguito a illuminazioni spontanee, bensì per iniziativa (e per l'insistenza) di committenti che, con argomenti "persuasivi" (compensi in denaro, certo, ma anche prospettive concrete di incarichi importanti e di avanzamento nella scala sociale) hanno saputo fornire ai compositori valide motivazioni per dare spesso il meglio di sé nelle loro creazioni. Si può a buon diritto affermare che "scrivere musica su commissione" abbia rappresentato in tutte le epoche della storia musicale una costante, un'attività continua, una spinta incessante, capace quasi sempre di perseguire e di raggiungere i difficili compromessi tra le scelte personali e stilistiche di un autore e le (peraltro) legittime aspettative dei committenti. Si tratta di un "mettersi in gioco" decisivo per quella che con un termine moderno viene definita la professionalità del compositore: vi giocano un ruolo significativo la precisione, la cura del particolare, la tempistica (i tempi di consegna dell'elaborato e la durata effettiva del brano, spesso determinata a priori) e l'accoglimento di richieste specifiche (organico degli esecutori, eventuali finalità che l'esecuzione potrebbe rivestire, modalità esecutive); tutto ciò rende le fatiche del musicista simili a quelle di un serio e laborioso artigiano, figura peraltro che dalle nostre parti ha sempre goduto di buona considerazione.
Le musiche in programma hanno in comune la caratteristica di essere state "commissionate"; a differenza di qualche secolo fa, il moderno committente non ha ormai più nulla del mecenate abbiente e benevolmente prodigo di risorse nei confronti degli artisti: è l'istituzione concertistica, l'ente pubblico, il teatro, l'associazione ricreativa; gestisce per lo più denaro pubblico allo scopo di promuovere eventi culturali o di valorizzare giovani talenti; anche il repertorio bandistico è stato interessato da questo moderno fenomeno, ottenendone benefici in termini di originalità, di ricerca di nuovi orizzonti, di rinnovati ambiti di interesse e moduli espressivi.
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... e così può accadere perfino che dalle parole si passi... non ai fatti, sarebbe troppo facile, ma alle note, ad inflessioni e melodie,
alla selezione ed all'utilizzo di accordi e timbri orchestrali. Non è difficile scoprire che la letteratura ha fornito negli anni un materiale immenso alla fantasia dei musicisti, una fantasia alimentata di azioni eroiche ed ardimentose, miserie quotidiane, slanci generosi e turpi bassezze, visioni di sognatori idealisti ed interventi risolutori di cinici pragmatici; insomma l'universo che popola non solo questo vecchio mondo, ma soprattutto quello senza tempo delle opere letterarie. La musica ci ripropone, dal canto suo, l'ennesima rilettura di romanzi che ci hanno sorpreso, che hanno cullato il nostro insaziabile immaginario, che si sono insediati talvolta negli angoli più segreti della nostra interiorità e che ci hanno saputo tenere buona compagnia. I libri sanno essere per noi dei buoni amici: l'estrema prova di amicizia ce la offrono nel sapersi tradurre per noi in bei suoni. Al coraggio dello scrittore, per il quale un nuovo libro rappresenta una nuova sfida, si accompagna quello del compositore, che compie un viaggio avventuroso, allo scopo di esplorare caratteri e vicende, di immergersi negli oscuri processi che conducono alla creazione letteraria, di cogliere l'essenziale di un personaggio o di un episodio, per tramutarli in divenire sonoro. Ed è così che sono nate altre pagine immortali, che sanno rendere la suggestione di un paesaggio, la grandiosità di un evento, oppure la sottile analisi psicologica che sottende alle molteplici situazioni della "Comédie Humaine".
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Difficile sottrarsi al fascino dei tempi antichi, difficile per chiunque ne studi le testimonianze, ne incontri le pagine letterarie,
le rovine, le evocazioni storiche, le suggestioni culturali. La riscoperta del tempo antico è peraltro esperienza poliedrica, multiforme, capace di assumere varie connotazioni e di incontrare sensibilità diverse, a seconda dell'età e del livello di esperienza di chi la vive. In essa vi è davvero spazio per tutti: per curiosità "infantili" e per passioni intellettuali, per interessi di tipo storico-artistico, per gli itinerari musicali. C'è un legame sotterraneo che unisce il lavoro di alcuni autori contemporanei, che hanno rivolto le loro attenzioni e la loro ricerca espressiva a rivisitare eventi, luoghi e personaggi della storia antica, giungendo ad attribuire loro un interesse nuovo, sorprendente, inaspettato. Il percorso proposto in questo concerto prende le mosse dalla prima grande pagina della storia della civiltà: con Misteri d'Egitto il compositore N. Taylor ci introduce nei segreti delle Piramidi, dei Faraoni, di una cultura dalla simbologia complessa e dalle imponenti realizzazioni. Altrettanto imponenti ci appaiono per altro verso il mondo e i personaggi dell'epopea omerica, protagonisti di "Odissea", Sinfonia n. 2 di R. W. Smith. La grandezza e l'astuzia di Ulisse, le atmosfere lussureggianti e "decadenti" che si incontrano nell'isola di Calipso, le peripezie che culminano nel ritorno ad Itaca, non lasceranno indifferente chi, alzando lo sguardo da vecchi libri di scuola, si sia ritrovato talvolta a fantasticare di gesta epiche, leggendarie, favolose. Di minore impatto speculativo, ma ben più solida nell'assetto politico e sociale si presenta a noi la società romana, della quale l'opera del compositore M. Bürki coglie aspetti caratteristici ed inquietanti, illustrando musicalmente alcune pagine del romanzo "Pompei" (di Robert Harris). Dalle occupazioni della nobiltà di Roma, agli intrighi politico-finanziari, fino ai toni apocalittici che accompagnano la fine di Pompei, tutto assume connotati forti, non privi di modernità. Non potevamo infine mancare pagine dedicate al più illustre dei figli di Roma: Giulio Cesare. L'opera "Rubicone" di B. Appermont ci presenta, con modalità ricorrenti nel genere di musica chiamata "descrittiva", una sequenza di accenti che vanno dal carattere meditativo dell'invocazione agli Dei, all'utilizzo di sonorità tipicamente militari, con timbri robusti, talora assordanti e ritmi più intensi (battaglia di Fàrsalo), fino al successo finale di Cesare, contrassegnato dal trionfo della danza. Grandezza e splendori di uomini e tempi antichi, potenza della musica, capace di dar loro nuova vitalità.
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Nel 2006 il Corpo Musicale "La Cattolica" intraprende un viaggio nel folklore musicale di vari popoli, fonte generosa a cui ha attinto
costantemente l'ispirazione di tanti ed acclamati musicisti. La partenza avviene nella verde e nebbiosa Irlanda, di cui la
Kilkenny Rhapsody, del compositore olandese Klees Vlak, si prefigge di ritrarre caratteri paesaggistici e tradizioni popolari, mediante
l'inserimento in partitura di melodie e ritmi di danze popolari; si tratta di una sapiente alternanza di situazioni, tra le quali non può mancare l’elemento della "malinconia" che fa da sfondo alla musica e allo spirito di quei luoghi. Non molto lontano dalle coste irlandesi, visiteremo le comunità di pescatori della "east coast" d'Inghilterra, le cui "songs" costituiscono motivo di vivo interesse per il compositore londinese Philip Sparke (Songs of the East Coast Fishermen). Ci addentriamo ora nel continente europeo, in un ambiente del tutto diverso, ma di solide e nobilissime tradizioni musicali. La Moravian Folk Rhapsody di Robert Shelton ci porta nel cuore della Mitteleuropa. Un altro autore olandese, Henk van Lijscoothen, sospinge la nostra ideale navicella verso il sud dell'Europa: la sua Suite on Greek love Songs ci fa conoscere quattro canzoni popolari greche del sec. XIX; canti d'amore carichi di ironia e di gusto satirico, con cui una bella fanciulla si fa beffe delle pene d'amore del suo innamorato, il quale tuttavia insiste imperterrito a seguire il suo sentimento. La tappa successiva del viaggio è un "non luogo": non tanto un'area geografica ma piuttosto una sorta di condizione culturale e spirituale del tutto particolare, il mondo ebraico della diaspora. La Piccola Suite Klezmer del musicista contemporaneo (e nostro conterraneo) Franco Arrigoni si ispira alle musiche ebraiche dell'Europa orientale, un concentrato di suoni, ritmi e melodie appartenenti a culture diversissime e talvolta assai antiche, che anonimi cantori e strumentisti ebrei, insediati da secoli in quelle regioni, portavano con sé nel loro girovagare, non senza risentire a loro volta di influssi musicali provenienti dal mondo tedesco e slavo con cui convivevano (talvolta, come sappiamo, a fatica). La nostra mèta di questa serata non è una mèta definitiva: un viaggio può divenire il preludio per viaggi successivi, soprattutto se, sconfinando, sulle orme del compositore americano William Harbinson, nel continente africano, ci rendiamo conto di trovarci di fronte ad uno scrigno immenso di tesori non ancora scoperti, di nuove esperienze da vivere, di influssi forti e dalle imprevedibili portate. Il brano intitolato Mandjani è fortemente rappresentativo di moduli compositivi diffusi nella musica africana, come le frasi a "botta e risposta", le sovrapposizioni di melodie tra loro indipendenti, sorrette da semplici armonie diatoniche e da un robusto contributo ritmico.
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Nel 2005 il Corpo Musicale "La Cattolica" offre agli spettatori un viaggio indietro nel tempo, dalle note di Grainger, che risentono delle melodie popolari del mondo anglosassone, ai ritmi del folklore est-europeo, che la sapienza di Bartòk è riuscita ad utilizzare in tutta la loro forza primordiale ed espressiva, inserendoli a pieno titolo in un repertorio "colto" e talvolta perfino esclusivo; un cammino che ha fatto incontrare al pubblico il mondo dell’opera e i suoi maggiori esponenti, quelli che più hanno lasciato il segno nella nostra storia e nel nostro immaginario: una suite-fantasia ci riproporrà le più belle melodie della Tosca pucciniana, una seconda suite ci presenta motivi tratti dalla Carmen di Bizet, ricchi di fascino esotico e carichi di un'indimenticabile ed appassionata sensualità. In questo procedere, rigorosamente all’indietro, non si è mancato di visitare i due più insigni esponenti del melodramma romantico, Wagner e Verdi presenti con pagine forse non tra le più rappresentative ma ugualmente meritevoli di attenzione sia sul versante stilistico che per l'impianto strutturale; il percorso si completa infine con "Zampa Overtoure" di L. J. F. Hérold, un autore francese del periodo della Restaurazione, il quale non ha mai nascosto la sua ammirazione per Rossini.
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Quello del 2004 è un percorso musicale che si snoda attraverso le atmosfere del Musical e le evocazioni fantastiche della musica da film. Appartengono alla prima categoria i tre brani della prima parte del concerto.
"Rugantino", con le sue suggestioni intense e popolaresche, è una vicenda ricca di colori, stornelli e canzoni della Roma di un tempo. Le note di "Saga Candida", ove si narrano storie di stregoneria, evocano un'atmosfera tenebrosa e gotica.
Nel più noto "Porgy and Bess", ambientato nel quartiere negro di Charleston, ritmi e melodie popolari (soprattutto spirituals)
sono utilizzati per descrivere con notevole efficacia teatrale il dramma degli afro-americani isolati dai bianchi, le loro pene e
le loro tragedie. Le musiche da film costituiscono la seconda parte del programma. La vicenda narrata in "The Perfect Storm", con i suoi frequenti e palpitanti momenti di paura, è fedelmente interpretata dalle sue musiche.
"The Last of the Mohicans" è una colonna sonora che ha contribuito a rinverdire i fasti del romanzo e la popolarità della pellicola. Per finire, una selezione di motivi tratti dalla saga di Harry Potter, con la musica che, stavolta in chiave meno fosca,
ritorna a civettare col mondo della magia.
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Il sottotitolo del concerto del 2003 è fortemente simbolico: "Suoni e ritmi dall'Est all'Ovest". Nel corso di questa serata musicale si assapora, attraverso le opere di 4 diversi musicisti, l'universalità del linguaggio musicale che è tale da superare le barriere politiche e culturali tra i popoli.
La figura di Sergej Prokofiev (1891-1953) è sicuramente indicativa di un musicista ad un tempo tipicamente russo ma anche internazionale. Quasi contemporaneo di Prokofiev è Robert Russel Bennett (1894-1981) compositore americano di Kansas City ma europeo nella sua formazione musicale e culturale. Autore di musica sinfonica e cameristica, fu più famoso nell'ambito della musica da film e molto attivo come orchestratore di musiche per le più famose commedie musicali di Broadway dagli anni '20 agli anni '60.
George Gershwin (1898-1937) è stato il più grande compositore americano del '900; la sua origine russa ne fa l'emblema della nostra serata. La sua figura è molto popolare e molto note sono le sue principali composizioni. Di tutte la più caratteristica rimane senza dubbio la Rapsodia in Blu, opera nella quale, in un vivace e coinvolgente dialogo tra il pianoforte e l'orchestra, avviene una meravigliosa fusione di elementi jazzistici con il linguaggio della musica colta europea.
Con il mondo e le suggestioni del Jazz si è cimentato, con la sua Jazz Suite, anche il grande Dmitri Shostakovich (1906-1975),
musicista sovietico, protagonista del dibattito artistico e culturale negli anni dell' U.R.S.S.
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Nel 2002 le musiche scelte per il concerto sono accomunate dal tema della dedica.
Si apre con un brano di Franco Arrigoni, dedicato alle musiche di Johann Sebastian Bach. Gustav Holst, autore delle più note Suites per banda, è il secondo musicista cui viene reso omaggio. Due brani rievocano le atmosfere delle opere cinematrografiche di due grandi geni del cinema del novecento, Federico Fellini e Charlie Chaplin.
La fantasia con le musiche dedicata alla città di New York ha uno scopo bene augurale, dopo gli scenari di distruzione
dell'11 settembre 2001. Infine un divertente brano composto dalle sigle dei più famosi cartoni animati, dedicati ad un pesce rosso.
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Nel 2001 "La Cattolica" apre il concerto con il brano "Irish Fanfare", commissionato al maestro Franco Arrigoni, direttore ospite della
serata, che dirige un'altra sua composizione dal titolo "Eventi". Il concerto è caratterizzato dalle peculiarità timbriche, dalla bella voce di Antonella Codazzi, dal dolce suono del flauto, dall'arcano timbro dei tamburi, dai suoni "sintetizzati" delle tastiere e quelli metallici delle trombe nel registro acuto. I temi musicali si inoltrano nell'esplorazione dei diversi tipi di mondi. Dal mondo naturale di "Sinfonia dell'acqua", alla pluralità etnica di "Gemeinhardt Suite", al mondo biblico di "David", per finire nel viaggio metaforico all'interno del mondo interiore di "U mundu drentu a ti", alla ricerca dei più nobili sentimenti che muovono l'animo umano.
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Nel 2000 il Corpo Musicale "La Cattolica" celebrava novanta anni di storia con un concerto dedicato ai brani originali per strumento solista e banda. Fanno eccezione il brano di apertura, "Ouverture op.24" di Mendelssohn, e quello di chiusura, "Voci da Brescia, 1974" del maestro Lorenzo Della Fonte, direttore ospite della serata, che vogliono rispettivamente rappresentare gli albori e l'attualità delle composizioni originali per banda. I brani originali per strumento solista e banda, che costituiscono il tema conduttore del concerto, oltre ad evidenziare le peculiari capacità tecniche ed espressive dei solisti, ben si prestano a mettere in risalto quello straordinario equilibrio tra strumenti così diversi, che si esaltano nel reciproco sostegno.
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Nel 1999 il programma fu scelto e concertato dal maestro Pierluigi Salvi, ospitato sul podio del Corpo Musicale "La Cattolica".
Il programma proposto voleva dimostrare che la musica può farci "viaggiare" da una civiltà ad un'altra, senza barriere che limitino la conoscenza e, grazie al suo linguaggio universale, può virtualmente condurci in un "nuovo mondo".
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Nel 1998 furono eseguite delle composizioni scritte appositamente per le orchestre di soli fiati, tra l’ottocento ed il novecento.
Il programma fu scelto e concertato dal maestro Pierangelo Gelmini, che per l'occasione dirige il Corpo Musicale "La Cattolica".
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Nel 1997 venne dato spazio alla musica italiana originale per banda. La letteratura originale per musica bandistica italiana non è
molto vasta, anche se illustrissimi musicisti quali Cherubini, Spontini, Bellini, Verdi, Ponchielli, per citarne alcuni, hanno pensato di
dedicare alla banda parte della loro produzione. Per la banda, fino a pochi decenni fa, la produzione musicale era prevalentemente legata alle trascrizioni dei brani sinfonici ed operistici: la sua funzione, infatti, era quella di divulgare la musica che piaceva alla gente come se fosse un media. In questi ultimi vent’anni, sull’esempio della scuola olandese e belga, anche in Italia si è risvegliato un certo interesse per il repertorio originale per banda grazie a molti compositori tra cui Pirola, Gazzani, Deodati, Scaltritti, Ratti, Francia e Parisini, che si sono impegnati nella produzione di brani bandistici.
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Nel 1996 il concerto fu dedicato alle musiche dei film di Walt Disney.
I suoi capolavori, lungi dall’essere semplici spettacoli per ragazzi o divertimenti fantastici e disimpegnati,
rappresentano il fiore del cinema come arte e immancabilmente si avvalgono di splendide colonne sonore, che, create da geniali
compositori, ne costituiscono un degno ed armonioso corollario, tanto da conseguire unanimi consensi di critica a livello mondiale,
nonché meritatissimi e importanti riconoscimenti internazionali.
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Il 1995 fu l'anno della "Musica descrittiva".
Con questo termine si suole definire una creazione musicale con la quale il compositore si propone di evocare fatti extramusicali quali,
ad esempio, spettacoli naturali (canti d’uccelli, stormire di fronde, cascate d’acqua, etc...) e avvenimenti,
talvolta riproducendone o imitandone i suoni e i rumori.
Gli originali per banda presentati nel concerto evocavano i suoni ed i colori dei Paesi Bassi, di San Pietroburgo,
del tumultuoso cuore di una metropoli, della gioiosa sagra del pesce di Camogli e della pittoresca Foresta Nera.
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Il tema scelto per l’anno 1994 fu una rassegna di brani di musica leggera entrati nella storia della musica.
Purtroppo nel programma era evidente l’assenza di canzoni italiane: non si trattava di una dimenticanza né di una scelta
"esterofila", ma molto più semplicemente della difficoltà di reperire in Italia delle trascrizioni per complesso di fiati di
brani italiani, che nulla hanno da invidiare a quelli stranieri, tranne il fatto di non avere alle spalle un’editoria più attenta
e soprattutto una cultura musicale più diffusa e vitale.
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Nel 1993 il tema scelto per il concerto furono le musiche da film. Fin dai primi passi del cinema muto la musica è stata utilizzata come un complemento indispensabile alle vicende narrate. La qualità della colonna sonora è senza dubbio un fattore decisivo per distinguere le produzioni cinematografiche di valore artistico da quelle dozzinali.
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